
SICUREZZA IDRICA E ALIMENTARE IN BURKINA
TRA BANCHE CEREALICOLE, POMPE E MULINI FOTOVOLTAICI
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CONTESTO AMBIENTALE DEL PROGETTO
Il Burkina Faso, ex Alto Volta, conosciuto come “Paese degli uomini liberi”, letteralmente “terra di mio padre” è situato in Africa occidentale. Confina al nord con il Mali, al sud con il Ghana ed il Togo, a sud ovest con la Costa d’Avorio, a sud est con il Benin e ad est con il Niger. E’ esteso poco meno dell'Italia, a prevalente economia rurale, ubicato all’interno della fascia del Sahel, senza alcuno sbocco sul mare, nell’Africa più povera e desolata.
Il Paese si caratterizza per la scarsità delle precipitazioni, le pioggie sono irregolari, ripartite senza alcuna regolarità nel tempo e nello spazio regionale. Il clima è tropicale, con picchi di caldo nei tre mesi antecedenti l’inverno e con freddo nei mesi seguenti. I circa 11 milioni gli abitanti censiti, metà della popolazione è femminile, divisi in numerosi gruppi etnici, per oltre l’80% sono dediti prevalentemente all’agricoltura, per altro ancora primitiva e tradizionale e all’allevamento.
Dalla tradizione millenaria e dalla ospitalità legendaria, a dispetto delle avversità della natura il popolo burchinabè è un popolo valoroso, coraggioso e fiero, ricco di un patrimonio culturale tutto in attesa ancora di essere valorizzato e fatto conoscere.La capitale del Paese, colonizzato a suo tempo dalla Francia, è Ouagadougou. Il francese è la lingua amministrativa e la più diffusa e compresa. Le lingue nazionali come il mende e il peul sono parlate dall’80 % della popolazione, nelle famiglie, nei commerci e nelle relazioni sociali. E’ una terra di pace, dove differenti etnie e confessioni religiose coesistono senza difficoltà di rapporti. Le religioni dominanti sono il cristianesimo e l’islam ma la religione animista e tradizionale resta ancora viva nelle pratiche rituali e nella mentalità. La maggior parte della popolazione è animista, il 30% è mussulmano e i cattolici sono solo il 5%.
l Paese è uno dei più poveri del mondo, con una speranza di vita che si aggira intorno ai 50 anni ed è tra i 15 Paesi con il più alto tasso di mortalità infantile. Il reddito medio pro-capite è di circa 210 dollari annui. La situazione di estrema povertà in cui vive la maggior parte degli abitanti del Burkina Faso si riflette nell’educazione, con grande disparità tra uomini e donne, tra zone urbane e rurali, le più povere. Solo il 20% degli abitanti con più di 15 anni sa leggere e scrivere (il 12% nelle zone rurali e il 50% nelle città). Gli uomini sanno leggere e scrivere (27%) in una proporzione di 2 a 1 rispetto alle donne (11,5%). Gli uomini più poveri sono analfabeti in una proporzione di 5 a 1 rispetto ai più ricchi (53,8%), mentre le donne più povere (3%) sono analfabete con una proporzione di 11 a 1 rispetto a quelle più ricche. Le condizioni di vita sono in progressivo peggioramento, per la riduzione delle precipitazioni ed il conseguente calo delle produzioni agricole, per la difficoltà di sviluppo legato alle esportazioni in un mercato globalizzato, che tutela con barriere doganali l’agricoltura del nord del mondo a scapito di quella dei Paesi con economie fragili come quella burchinabé. La conseguenza della difficoltà di esportazione dei prodotti della terra, determina lo stato a disincentivare gli investimenti nel settore, facendo crescere a dismisura la dipendenza del Paese dalle importazioni dall’estero. Con ciò diventa veramente difficile per la popolazione avere a disposizione in modo continuativo nel corso dell’anno e su tutto il territorio le risorse alimentari necessarie a contrastare la fame endemica del Sahel. La sua industria è ancora allo stadio artigianale e poco sviluppata. Qualche polo di trasformazione alimentare e qualche manifattura tessile sono le uniche alternative all’agricoltura.
SITUAZIONE SOCIO ECONOMICA DELLA PROVINCIA DI IOBA, REGIONE OGGETTO DELL’INTERVENTO
L’area interessata all’intervento è quella dei villaggi della provincia di Ioba, nel distretto di Diébougou, regione a vocazione agricola e silvopastorale, con buone potenzialità inespresse e ancora poco sviluppate. Nei villaggi gli abitanti vivono prevalentemente di agricoltura, come tutte le popolazione autoctone del sud-ovest del Burkina Faso. In prevalenza si produce sorgo, riso e mais, comunque in quantità insufficienti a garantire il sostentamento della popolazione. Il terreno, povero e arido, è soggetto al fenomeno della desertificazione.
L’analfabetismo interessa oltre l’80% della popolazione, legato alla estrema povertà. Il gruppo più
vulnerabile è quello delle donne, oltre il 50 % della popolazione, e dei bambini, che nei periodi di maggiore siccità e di fame, vengono abbandonate dagli uomini, che si allontanano dai villaggi in cerca di lavoro e di soccorso. Questa situazione di fragilità rende ragione di una precarietà sociale della famiglia e ipoteca ogni serio tentativo di programmazione di uno sviluppo sostenibile di queste come di ogni altra comunità dell’area saheliana, che periodicamente si trova impoverita di braccia valide per il lavoro agricolo. Condizione questa che spiega la sempre maggiore emigrazione della popolazione giovane verso altri Paesi dell’Africa e dell’Europa, come verso le aree urbane della capitale, Ouagadougou e di Bobodoulasso.
Questo progetto si propone di contrastare il fenomeno della insicurezza alimentare, ragione e causa delle altre conseguenze sociali ed economiche.
LA POPOLAZIONE BERSAGLIO
Nel distretto di Diebougou la povertà si declina prevalentemente al femminile. Donne e bambini sono coloro che in caso di penuria pagano il conto più salato. Le donne rappresentano la principale forza lavoro nell’agricoltura, con ciò permettendo loro di provvedere al nutrimento della prole e alla loro stessa sopravvivenza. L’irregolarità delle precipitazioni rende ogni anno interrogativa la bontà di un raccolto, che se povero assicura a tutta la popolazione la fame con il suo carico di malattia, malnutrizione e di morte. La mortalità materno infantile e perinatale è in aumento, senza che le strutture sanitarie, ai limiti della inesistenza, riescano a fare fronte alla situazione.
Secondo una ricerca del Ministero della Sanità nazionale del 2005, la malnutrizione si rende responsabile, in modo variabile da regione a regione, di un ritrado nella crescita nel 37,9%, come media nazionale, dei bambini da 0 a 5 anni. Nell’area in cui il progetto intende operare questa media raggiunge il 43,8%, ben al di sopra della media nazionale rilevata.
Questi numeri denunciano la gravità di una situazione e reclamano l’urgenza di un intervento che si dia carico di bilanciare una dipendenza così assoluta della popolazione dalla pluviometria regionale, affidata alla insostenibile precarietà della metereologia.
Nel gruppo bersaglio, la nicchia femminile più esposta e fragile risulta essere quella delle donne vedove e abbandonate, alla mercè dell’elemosina e senza alcuna forma immaginabile di tutela sociale e sanitaria pubblica o privata.
Questo progetto misura il suo intervento su di una popolazione di 750 donne con prole, che provengono da sei villaggi del distretto di Diebougou. La legislazione nazionale prevede l’uguaglianza dei sessi. Nella vita quotidiana di ogni villaggio le leggi hanno un debole impatto. Il diseguale trattamento delle donne è radicato nella tradizione regionale: le donne non hanno accesso alla proprietà terriera, molto spesso non hanno il permesso di avere denaro proprio o di condurre un affare. Per garantire un pasto ai propri figli molte donne si prostituiscono, esponendosi al rischio di malattie.
La giornata di lavoro delle donne è molto pesante per i tanti compiti che deve svolgere: cura dei
figli, andare ad attingere l'acqua, procurarsi la legna, preparare i pasti, andare al mercato, coltivare il campo, decorticare il miglio e macinarlo a mano.
Nei villaggi gruppi di donne, dietro ad una presa di coscienza della necessità di partecipare attivamente al proprio sviluppo e con l'aiuto della associazione GSI Italia, si sono costituite in associazione dando vita alla associazione riconosciuta “FAA I TUORA”, che letteralmente significa “prendersi cura”.
Inizialmente le donne si sono auto tassate, potendo iniziare così la produzione e la vendita al mercato locale di pagnes (tessuti tipici).
IL PROGETTO
Origine
Il progetto nasce dalla determinazione delle donne facenti parte della associazione FAA I TUORA di migliorare la loro condizione e quella della gente dei villaggi. Una conferma con ciò di una volontà, già altrimenti espressa nel corso di questi ultimi anni con l’avvio di una serie di impegni e di misure di sviluppo locale, di candidare se stesse ad essere nella regione un soggetto “politico” di cittadinanza attiva.
L’approccio politico al micro programma di sviluppo locale trova una sua collocazione storica nella collateralità assicurata dalla ONG GSI Italia alla associazione burchinabè attraverso una giovane burchinabé, Marie Blaise Somé, mandataria della ONG italiana nel Paese per il programma di adozione e di sostegno a distanza, formatasi in Italia grazie ad un periodo di soggiorno relativamente lungo in Umbria, a stretto contatto con GSI Italia, negli anni 2002/2003.
L’idea di avviare questo progetto è quindi conseguenza di una argomentata lettura del contesto sociale, economico e politico, della realtà nella quale si è scelto di intervenire e di una condivisa strategia tra le due organizzazioni del terzo settore, partners in questo programma e portatrici entrambe di patrimoni ideali e esperienziali.Verificata e dimostrata è la capacità della associazione burchinabè di costruire con coerenza progettualità di sviluppo a partire da letture attente di bisogni espressi e sottaciuti del loro territorio. A questa condizione si associa un percorso strutturato di relazioni e di disponibilità partecipative che la ONG GSI Italia ha saputo far coagulare in questi ultimi due anni intorno ad un programma di intervento nell’area oggetto del progetto, con le modalità proprie della cooperazione decentrata e orizzontale tra comunità locali:
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un programma pluriennale di sostegno e di adozione a distanza,
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la promozione ed il coinvolgimento di una rete di scuole italiane, impegnatesi all’interno dei propri POF con azioni e moduli formativi, che coniugano in modo coerente infomazione, formazione e comportamenti di solidarietà responsabile. La rete assicura la condivisione di azioni di raising, in occasione del Natale e della Pasqua, con le iniziative “un panettone e un uovo per i bambini dell’Africa”.
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La costruzione del processo formativo sopra citato “Educarsi al futuro”, diffuso a molte scuole dell’Umbria e ultimamente anche della Sicilia, che finalizza alla produzione di pannelli fotovoltaici nelle scuole partecipanti, la conoscenza mediata alle giovani generazioni delle scuole italiane sulle nuove tecnologie, sulle espressioni del risparmio energetico e dello sviluppo ambientalemente sostenibile, oltre che sulla solidarietà internazionale.
Obiettivo generale
Il progetto intende migliorare la sicurezza idrica e alimentare nel territorio della provincia di IOBA, sostenendo in via privilegiata il lavoro delle donne e migliorando le condizioni di vita delle stesse e dei bambini.
Obiettivi specifici
Avviare una esperienza di consorzio agrario dei produttori e dei consumatori attraverso la promozione di una serie di banche di cereali.
In ragione della mancanza della corrente elettrica, avviare nei villaggi della provincia di Ioba la costruzione di mulini fotovoltaici per la produzione di farine.
Assicurare negli stessi villaggi l’approvvigionamento di acqua tramite lo scavo e l’impianto di pompe alimentate con fotovoltaico.
Assicurare, attraverso un programma di informazione e di formazione, la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili come l’AIDS
FAME, BANCHE CEREALICOLE E POMPE E MULINI FOTOVOLTAICI
La fame è una questione endemica dell’area, ricorrente in forma acuta, con il suo corollario di malnutrizione, malattie e aumento di mortalità. La piaga dell’aids in particolare è la causa principale di disgregazione familiare e di vedovanze e orfananze. Questa situazione ha una ricaduta immediata a livello della scolarizzazione dei bambini, in ragione della incapacità da parte delle famiglie di provvedere al pagamento delle rette scolastiche previste dall’ordinamento scolastico statale, approssimativo e limitato nell’area del progetto, alla scuola primaria. Da questo ne scaturisce una fragilità di qualsiasi forma di piano di crescita formativa dei giovani e di programmazione di uno sviluppo culturale ed economico sostenibile del territorio nella prospettiva temporale più ampia. Alto è il tasso di abbandono scolastico, ancora una volta prevalentemente a scapito della popolazione femminile.
L’association FAA I TUORA, nata su stimolo della ONG GSI Italia e che opera efficacemente oramai da alcuni anni in Burchina, grazie al contributo annuale versato dalla ONG italiana alla associazione, in appoggio alla scolarizzazione della popolazione infantile e a sostegno di microprogetti di sviluppo locale, attraverso questo progetto intende raggiungere alcuni obiettivi così come di seguito elencati:
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combattere la fame,
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e la povertà in particolare della popolazione femminile,
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la malnutrizione
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e le malattie materno infantili ad essa collegate,
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la propagazione delle infezioni sessualmente trasmissibili come l’AIDS,
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contrastare il fenomeno dell’esodo rurale,
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l’abbandono scolare,
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e promuovere l’integrazione socioeconomica del gruppo svantaggiato dentificato.
Il problema centrale è il deficit alimentare : quando alla fine del raccolto il contadino è obbligato a vendere parte della produzione per sovvenire ai bisogni della famiglia, è costretto a privarsi di una parte della sua sostenibilità alimentare annuale, quando, nel periodo della siccità, da marzo a settembre, mancheranno le riserve per nutrire la famiglia.
Il prezzo delle derrate si impenna, i commercianti operano l’aggiotaggio delle riserve, approfittando della scarsezza delle stesse e speculando e cercando di spuntare il massimo profitto dalla vendita di riserve che la povera gente è stata costretta a vendere nel momento della sua massima disponibilità.
L’idea del progetto di avvio nella regione oggetto dell’intervento di esperienze di banche cerealicole è quella di acquistare la produzione cerealicola locale in condizioni di mercato favorevole, assicurando così una liquidità finanziaria ai piccoli produttori al momento della raccolta. Il progetto ne assicurerà la conservazione e la successiva vendita, a prezzo calmierato, ai membri della associazione e alla popolazione vulnerabile, nel momento critico, a partire dal mese di aprile.
Il progetto risponde così al bisogno finanziario comunitario, portatore per ricaduta di microeconomie locali non legate alla agricoltura (sanità, scolarità, investimenti familiari e sociali....), proteggendo la comunità dalla speculazione e dalla penuria alimentare.
Accanto e a perfezionamento dell’idea della banca cerealicola, il progetto intende dotare il gruppo beneficiario e attraverso di esso la comunità locale intera, di una serie di mulini e di pozzi idrici alimentati con energia ricavata e prodotta da pannelli fotovoltaici, questi ultimi prodotti inizialmente in Italia, nelle scuole umbre che hanno aderito al progetto Enea-GSI Italia “Educarsi al futuro”